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	<title>Il Blog di Dragan Bosnjak</title>
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	<description>Solo un altro blog Postilla - il blog dei professionisti per i professionisti</description>
	<pubDate>Wed, 28 Jul 2010 08:33:00 +0000</pubDate>
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		<title>Chi va via, chi chiude&#8230;</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Jul 2010 08:33:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dragan Bosnjak</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Management]]></category>

		<category><![CDATA[crisi]]></category>

		<category><![CDATA[gestione impresa]]></category>

		<category><![CDATA[outsourcing]]></category>

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		<description><![CDATA[Probabilmente questo articolo provocherà qualche commento anche pesante, ma voglio comunque farlo.
Parlo delle aziende che scappano dalle loro responsabilità sociali e imprenditoriali (e etiche) in Italia per andare a dislocare nei paesi dove la manodopera costa meno, oppure le aziende che chiudono completamente la loro attività perché in Italia non hanno trovato le condizioni per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify">Probabilmente questo articolo provocherà qualche commento anche pesante, ma voglio comunque farlo.</p>
<p style="text-align: justify">Parlo delle aziende che scappano dalle loro responsabilità sociali e imprenditoriali (e etiche) in Italia per andare a dislocare nei paesi dove la manodopera costa meno, oppure le aziende che chiudono completamente la loro attività perché in Italia non hanno trovato le condizioni per ottenere profitto.</p>
<p style="text-align: justify">Tra gli ultimi esempi troviamo la <a href="http://www.repubblica.it/economia/2010/07/27/news/via_la_golden_lady_dall_italia_aprir_uno_stabilimento_in_serbia-5854828/?ref=HRER1-1" target="_blank">OMSA</a>, famosa produttrice delle calze, che sposta uno dei suoi stabilimenti produttivi dall&#8217;Italia verso Serbia, lasciando a casa 350 operaie. Oppure la <a href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2010/07/27/mirafiori-timori-del-sindaco.html" target="_blank">FIAT</a>, anch&#8217;essa apre la produzione in Serbia chiudendo in Italia. Poi ci sono altre tantissime <a href="http://www.repubblica.it/economia/2010/04/12/news/piccole_crisi_senza_risonanza-3289700/" target="_blank">aziende che chiudono</a> e di cui nessuno mai sentirà parlare.</p>
<p style="text-align: justify">Perché la Serbia in entrambi i casi?</p>
<p style="text-align: justify">Perché è brava a sfruttare i regolamenti CE cui non è sottoposta non facendone parte, in quanto lo Stato dà i sussidi alle aziende per venire sul suo territorio e produrre lì, cosa vietata dalle leggi della CE (per favorire il libero scambio).</p>
<p style="text-align: justify">Questa situazione può essere sfruttata adesso e poi - probabilmente - mai più, e sono abili a farlo. Perché pensano che dopo, una volta che saranno costretti ad uniformarsi ai regolamenti europei, le aziende saranno già funzionanti sul suo suolo e daranno da mangiare alle loro persone esenza andar via.</p>
<p style="text-align: justify">Quindi onore al loro Governo a fornire queste condizioni, anche se a breve termine, sfruttando le falle nei regolamenti, ai quali non sono sottoposti per il momento.</p>
<p style="text-align: justify">Lasciamo però perdere la Serbia. Torniamo in Italia.</p>
<p style="text-align: justify">Parlo prima delle aziende che chiudono definitivamente. Queste aziende, quando sono state aperte, avevano un loro motivo di esistere, facevano profitto per i loro proprietari e davano qualche prodotto/servizio ai loro clienti. Poi, col tempo, questo profitto è andato a scomparire, a causa della concorrenza, del cambiamento delle condizioni del mercato, dei regolamenti e delle leggi assurde italiane, o per altri motivi non citati dagli imprenditori negli atti di chiusura.</p>
<p style="text-align: justify">Ma queste non sono le vere cause del fallimento. Le vere cause possono essere cercate nell&#8217;incapacità del nostro piccolo/medio/grande imprenditore a gestire l&#8217;azienda, a gestire la complessità, a gestire le relazioni con i clienti interni (personale) ed esterni. A collegare i flussi aziendali nelle entità comunicanti, vive, collaboranti, che osservano, ascoltano, sperimentano, si adattano. Che cambiano e migliorano continuamente.</p>
<p style="text-align: justify">Poi, una volta che capiscono che non c&#8217;è più niente da fare, che non erano in grado di gestire le loro organizzazioni, gli imprenditori fanno l&#8217;unica cosa logica per loro in quel momento: chiudere. Imparado poco o nulla dalla sconfitta&#8230; Perché l&#8217;unica cosa che per loro contava erano i soldi, i profitti a breve termine. Una volta cessati quelli, che senso ha andare avanti, giusto?</p>
<p style="text-align: justify">Una buona organizzazione è quella che ha il suo scopo, la sua visione, che coinvolge il suo personale nell&#8217;inseguimento di questa visione. E questa visione non è creare profitto e soldi. Ma soddisfare il cliente. Creare la comunità indipendente che diffonde la loro visione. Creare un ambiente di lavoro dove viene incitata la creatività delle persone per dare al cliente esterno anche quello che non si aspetta. Anche a scapito del profitto a breve termine.</p>
<p style="text-align: justify">Quindi, imparate questa piccola lezione e, se in futuro deciderete di riaprire, tenetela a mente. Adattamento dinamico e continuo al mercato è molto più importante dell&#8217;avere oggi il prodotto che lo conquista completamente creando un profitto immediato. Se volete vivere a lungo, dovete imparare continuamente e adattarvi giorno dopo giorno, crescendo le vostre persone che rappresentano il vostro bene più prezioso.</p>
<p style="text-align: justify">Adesso è il turno delle aziende che dislocano.<br />
Per queste non ci sono scuse. Ho già parlato in questo blog di quello che penso dell&#8217;<a href="http://draganbosnjak.postilla.it/2009/11/19/outsourcing-ha-senso-oggi/" target="_blank">outsourcing</a> e resto con la mia opinione. Ha senso solo se tu hai un mercato là dove ti sposti per soddisfare le capacità dello stabilimento che stai aprendo. Se invece sposti la produzione e poi importi il prodotto finito su un altro mercato, il gioco non vale la candela: non sei responsivo al tuo cliente, hai scorte esagerate, sei lento, non sei snello. Semplicemente, non ha senso. Anche se la manodopera ti costa 2€ al giorno. Non ha senso.</p>
<p style="text-align: justify">Qual è il problema di cui vorrei parlare? Tutte queste aziende, che chiudono o si spostano, mandano il personale in Cassa Integrazione. Chi paga questa? A parafrasare la famosa pubblicità: &#8220;Make an educated guess&#8221;. Provate a indovinare. Sì, siamo noi che lavoriamo, dalle nostre tasche. Non la Serbia. Non l&#8217;imprenditore. Noi. Questo è l&#8217;assurdo.</p>
<p style="text-align: justify">Posso essere d&#8217;accordo di pagare la Cassa Integrazione per gli operai delle aziende che chiudono definitivamente. Vorrei fare un pò di lavaggio di cervello ai loro imprenditori per come l&#8217;hanno condotto, ma comunque pago.</p>
<p style="text-align: justify">Ma di sicuro non posso essere d&#8217;accordo con il pagare la Cassa Integrazione per le aziende che si spostano. Questo no. Perché devo pagare per la scelta assurda di qualche magnate di spostare la produzione, chiudendo in Italia, in un altro paese, per inseguire il minor costo della manodopera e condizioni di lavoro peggiori? Causate pure dalla sua incapacità di gestire qui&#8230;</p>
<p style="text-align: justify">Lo Stato dovrebbe costringere queste aziende e imprenditori a prendersi carico loro di queste spese. Perché è una loro precisa scelta di spostare e non produrre più qui, lasciando le persone a casa. Non erano costretti dal mercato o dalla mancanza di fondi.</p>
<p style="text-align: justify">Eh sì, lo Stato. L&#8217;avessimo&#8230;</p>
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		<item>
		<title>Trenitalia: Appalti illeciti</title>
		<link>http://draganbosnjak.postilla.it/2010/07/07/trenitalia-appalti-illeciti/</link>
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		<pubDate>Wed, 07 Jul 2010 06:37:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dragan Bosnjak</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Management]]></category>

		<category><![CDATA[appalti illeciti]]></category>

		<category><![CDATA[lean thinking]]></category>

		<category><![CDATA[trenitalia]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;altro giorno Mauro mi ha segnalato questa notizia: Trenitalia, gare di appalto pilotate. Vediamo qualche estratto:
Tre imprenditori e due ex dirigenti di Trenitalia sono stati arrestati dalla Guardia di Finanza del Comando provinciale di Napoli nell&#8217;ambito di un&#8217;indagine condotta dalla Procura su una vicenda di gare di appalto pilotate.
In sostanza gli appalti illecitamente affidati relativi alla manutenzione di carrozze [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify">L&#8217;altro giorno Mauro mi ha segnalato questa notizia: <a href="http://www.adnkronos.com/IGN/News/Cronaca/Trenitalia-gare-di-appalto-pilotate-arrestati-due-ex-dirigenti-e-tre-imprenditori_644304517.html" target="_blank">Trenitalia, gare di appalto pilotate</a>. Vediamo qualche estratto:</p>
<blockquote><p>Tre imprenditori e due ex dirigenti di <span class="span">Trenitalia </span>sono stati arrestati dalla Guardia di Finanza del Comando provinciale di Napoli nell&#8217;ambito di un&#8217;indagine condotta dalla Procura su una vicenda di <span class="span">gare di appalto pilotate</span>.</p>
<p>In sostanza gli <span class="span">appalti </span>illecitamente affidati relativi alla <span class="span">manutenzione </span>di carrozze locomotore ammontanvano ad oltre 10 milioni di euro.</p></blockquote>
<p style="text-align: justify">Non voglio parlare di vergogna, perché in Italia questo termine non ha più nessun significato&#8230; Voglio invece parlarvi del cliente di Trenitalia, ossia tutti NOI.</p>
<p style="text-align: justify">Cosa desideriamo noi, clienti di Trenitalia, dal servizio ferroviario, per poterci considerare abbastanza soddisfatti?</p>
<p style="text-align: justify">Direi:</p>
<ul style="text-align: justify">
<li>che il treno sia puntuale, in partenza e in arrivo</li>
<li>che il treno sia pulito e in ordine</li>
<li>che abbiamo il nostro posto a sedere dove possiamo fare le nostre cose con calma e tranquillità</li>
<li>che il prezzo che paghiamo sia ragionevolmente giusto per il servizio che riceviamo</li>
</ul>
<p style="text-align: justify">Vediamo cosa ci offre Trenitalia di tutto ciò:</p>
<ul style="text-align: justify">
<li>puntualità: raramente</li>
<li>pulizia e ordine: figuriamoci</li>
<li>posto a sedere: ci accontentiamo se non siamo appesi su una gamba sola</li>
<li>il prezzo: anche se è uno dei più bassi in Europa, non è ragionevolmente giusto per il servizio che riceviamo&#8230;</li>
</ul>
<p style="text-align: justify">Quindi voi, dirigenti di Trenitalia, anziché pensare a come portarvi nelle tasche i soldi degli appalti illeciti, dovreste preoccuparvi di più del vostro &#8220;core business&#8221;, ossia portare con soddisfazione i vostri clienti da una destinazione all&#8217;altra.</p>
<p style="text-align: justify">Capisco che si tratta di una cosa difficile da realizzare rispetto a fregare il fisco o lo stato, perché richiede onestà, duro lavoro e pensiero strategico per la realizzazione, e i risultati si vedono solo a lungo termine, forse anche dopo qualche decennio, ma secondo me alla fine paga&#8230; E anche con parecchi interessi. Altro che i spiccioli che vi portate a casa con queste sciocchezze degli appalti illeciti. Pensateci.</p>
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		</item>
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		<title>Giustizia e fisco snelli (&#8230;)</title>
		<link>http://draganbosnjak.postilla.it/2010/06/15/giustizia-e-fisco-snelli/</link>
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		<pubDate>Tue, 15 Jun 2010 08:28:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dragan Bosnjak</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Management]]></category>

		<category><![CDATA[evasione fiscale]]></category>

		<category><![CDATA[fisco]]></category>

		<category><![CDATA[giustizia]]></category>

		<category><![CDATA[inefficienze PA]]></category>

		<category><![CDATA[lean thinking]]></category>

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		<description><![CDATA[Nell&#8217;ultima settimana ho ricevuto da Mauro le segnalazioni di due articoli molto interessanti del Il Gazzettino.it che parlano di due casi quasi assurdi dell&#8217;inefficienza nella PA.
I due casi esaminati sono i seguenti:

Il primo parla di un giudice che scambia due numeri: giornate lavorate totali da parte degli apprendisti con il numero di apprendisti, con conseguente errore [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify">Nell&#8217;ultima settimana ho ricevuto da Mauro le segnalazioni di due articoli molto interessanti del Il Gazzettino.it che parlano di due casi quasi assurdi dell&#8217;inefficienza nella PA.</p>
<p style="text-align: justify">I due casi esaminati sono i seguenti:</p>
<ul style="text-align: justify">
<li>Il primo parla di un <a href="http://www.ilgazzettino.it/articolo.php?id=106300&amp;sez=NORDEST" target="_blank">giudice che scambia due numeri</a>: giornate lavorate totali da parte degli apprendisti con il numero di apprendisti, con conseguente errore nella sentenza e attesa di circa 3 ulteriori anni per avere un risarcimento di 3.500€ per un piccolo artigiano&#8230;</li>
<li>Il secondo parla del <a href="http://www.ilgazzettino.it/articolo.php?id=106535&amp;sez=NORDEST" target="_blank">Fisco e del ritardo di 1 giorno per il pagamento di una rata</a> di 235€ da parte di un ex piccolo imprenditore, adesso pensionato, che culmina in una multa di più di 500€ per questo ritardo&#8230;</li>
</ul>
<p style="text-align: justify">Il primo è un caso abbastanza tipico della svista che capita tutti i giorni nella nostra vita. Gli errori vengono commessi, è inevitabile. Ma ciò che può essere evitato è la testardaggine di approvare e confermare la sentenza nonostante l&#8217;errore commesso.</p>
<p style="text-align: justify">Vi chiedo una cosa: Perché la nostra giustizia è così rigida? Perché non è possibile rivedere velocemente la sentenza (quando si tratta di errori di questo tipo&#8230;) e correggerla? Perché un povero artigiano non può avere la giustizia dalla sua parte? Per lui questi 3.500€ sono una cifra importante, ma pagare gli avvocati decine di migliaia di euro per andare in Cassazione per un banale errore del Giudice lo sono ancora di più. Non se li può permettere così facilmente&#8230;</p>
<p style="text-align: justify">Non si può fare niente per questo e altri casi simili? Dove l&#8217;errore è talmente ovvio e banale che anche il bidello del Palazzo di Giustizia se ne accorgerebbe? Non si può creare una procedura standard velocizzata per correggere questi errori ed evitare che vengano commessi? Magari una rilettura della sentenza in aula davanti a tutti, insieme alle cause della decisione e con il feedback immediato della potenziale persona danneggiata che si accorge immediatamente dell&#8217;errore, lo comunica e fa correggere la sentenza, tutto in pochi minuti? Eh no, siamo in Italia. La carta canta. Una volta scritto un atto ufficiale, quello è e quello resta. Non si corregge niente. Poi se hai obiezioni, ti rivolgi agli organi superiori, e vista la velocità della giustizia, parliamo di qualche lustro&#8230; Siamo proprio messi bene&#8230;</p>
<p style="text-align: justify">Andiamo a vedere il secondo caso: la multa di più di 500€ per 1 (un) giorno di ritardo nel pagamento di un&#8217;imposta da 235€.</p>
<p style="text-align: justify">Qui si tratta proprio della procedura stabilita dal Fisco per questo tipo di situazione. Buon senso quando si scriveva la procedura? Lasciato fuori dalla porta, non serviva. Sono tutti evasori, quindi bisogna farglielo pagare.</p>
<p style="text-align: justify">Rivedere la procedura? Neanche se cascasse il mondo&#8230; Come sopra, siamo in Italia, chi regna è la BUROCRAZIA! Non si può cambiare niente. Bisogna mantenere lo status quo a tutti i costi (e in questo caso va pure bene per l&#8217;apparato statale, quindi perché cambiare&#8230;). Chi invece è sempre danneggiato è il povero cittadino che, anche se vuole essere onesto, quando gli succedono queste cose, inizia a domandarsi&#8230;</p>
<p style="text-align: justify">E poi ci troviamo con <a href="http://draganbosnjak.postilla.it/2010/06/01/brainstorming-come-prevenire-levasione-fiscale/" target="_blank">35.000.000.000€</a> di evasione e ci chiediamo il perché&#8230; Una parte della risposta sta anche in queste righe: siamo troppo inefficienti e immobili per cambiare una procedura/regola inefficace e adattarla al buon senso (pensate se succedesse qualcosa nel settore privato - l&#8217;azienda che applicasse una multa del genere avrebbe vita molto breve sul mercato e con i propri clienti, nel pubblico invece è normale&#8230;), figurarsi trovare i modi per beccare qualcuno che evade seriamente e stabilire una procedura seria per lo scopo&#8230;</p>
<p style="text-align: justify">Le vostre opinioni?</p>
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		</item>
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		<title>Brainstorming: come prevenire l&#8217;evasione fiscale?</title>
		<link>http://draganbosnjak.postilla.it/2010/06/01/brainstorming-come-prevenire-levasione-fiscale/</link>
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		<pubDate>Tue, 01 Jun 2010 14:27:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dragan Bosnjak</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Finanza e controllo di gestione]]></category>

		<category><![CDATA[evasione fiscale]]></category>

		<category><![CDATA[lean solutions]]></category>

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		<description><![CDATA[Oggi voglio invitarvi ad una sessione di brainstorming (che sarebbe proporre delle idee che potrebbero risolvere un determinato problema&#8230;).
Il problema di oggi è l&#8217;evasione fiscale, che potrebbe essere interessante per tutta la nostra comunità e il nostro Paese. Oggi ho sentito una notizia che parla di 35.000.000.000 € evasi ogni anno, in pratica una manovra [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify">Oggi voglio invitarvi ad una sessione di brainstorming (che sarebbe proporre delle idee che potrebbero risolvere un determinato problema&#8230;).</p>
<p style="text-align: justify">Il problema di oggi è l&#8217;evasione fiscale, che potrebbe essere interessante per tutta la nostra comunità e il nostro Paese. Oggi ho sentito una notizia che parla di 35.000.000.000 € evasi ogni anno, in pratica una manovra finanziaria all&#8217;anno. Anche se il numero mi sembra esageratamente piccolo, vista la realtà quotidiana nel nostro Paese, lo prendo lo stesso per buono.</p>
<p style="text-align: justify">Quali soluzioni, secondo voi, potrebbero essere adottate per diminuire questa evasione? Sono accettate tutte le idee, anche se sembrano stupide e di poco conto, questo è un invito alla discussione e condivisione e, magari viene fuori anche qualcosa di utile e divertente.</p>
<p style="text-align: justify">Non voglio però che diventi un dibattito politico, di soluzioni di destra o sinistra, vorrei solo che vengano proposte idee che potrebbero essere utili ai cittadini e Stato (noi) con una eventuale diminuzione delle tasse che ne potrebbe derivare e/o un eventuale positivo in bilancio per lo Stato&#8230;</p>
<p style="text-align: justify">Inizio io con la mia idea. Consideratela stupida, smontatela come vi pare e piace, ma ve la propongo:</p>
<p style="text-align: justify">Perché lo Stato non invia a tutti i possessori della partita IVA un lettore di schede/codici a barre (o anche più di uno a richiesta&#8230;) in uso gratuito e con collegamento internet fisso (e lo consegni all&#8217;atto di apertura di nuove partite IVA presso l&#8217;Agenzie delle entrate) che legge il codice fiscale della persona che fa l&#8217;acquisto. Il principio di funzionamento sarebbe:</p>
<ul style="text-align: justify">
<li>la persona (privato) arriva in un negozio e acquista qualcosa</li>
<li>all&#8217;atto di pagamento passa il suo codice fiscale nel lettore del negoziante (il tutto con una strisciata&#8230;)</li>
<li>avviene così automaticamente una registrazione della transazione in un database superprotetto dedicato dove sono registrati tutti i cittadini privati e tutte le partite IVA (gestito dalla Guardia di Finanza)</li>
<li>ogni cittadino privato e ogni partita IVA ha l&#8217;accesso, con codici di sicurezza appositi, alla propria pagina di questo database, in rete, per consultazione e verifica dei dati inseriti</li>
<li>automaticamente, quando è necessario fare la dichiarazione dei redditi, il database invia alle partite IVA il bilancio che devono pagare annualmente per non essere considerati evasori oppure controlla ciò che le partite IVA dichiarano e lo confronta con i valori nel database e se ci sono grosse discrepanze partono i controlli fiscali</li>
</ul>
<p style="text-align: justify">In questo modo si responsabilizzerebbero i cittadini a non favorire l&#8217;evasione fiscale e si toglierebbe anche ai negozianti il disturbo di doversi preoccupare dell&#8217;esattezza dei dati in quanto se c&#8217;è qualche discrepanza verrebbero immediatamente avvisati, anche in tempo reale.</p>
<p style="text-align: justify">In questo modo i negozianti (partite IVA) onesti avrebbero finalmente la concorrenza leale, lo stato avrebbe un controllo maggiore dell&#8217;evasione attraverso il continuo controllo dei cittadini e anche i cittadini potrebbero avere un vantaggio attraverso la eventuale diminuzione delle tasse in futuro. Una soluzione win-win-win per tutti. Richiede solo l&#8217;impegno dei cittadini a far registrare le loro transazioni ad ogni acquisto, un secondo per ogni strisciata&#8230;</p>
<p style="text-align: justify">PS. Gli unici che non sarebbero d&#8217;accordo sarebbero i veri evasori che dovrebbero o diventare bravi o non esistere più, che sarebbe anche la cosa giusta&#8230;</p>
<p style="text-align: justify">Cosa ne pensate? So che è una soluzione buttata lì a casaccio, ma , secondo me, potrebbe essere un&#8217;idea almeno per limitare l&#8217;evasione e favorire il mercato onesto&#8230;</p>
<p style="text-align: justify">Quali altre idee potreste suggerire per prevenire l&#8217;evasione fiscale? Non siate timidi, buttatevi&#8230; Il brainstorming serve proprio a questo&#8230;</p>
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		</item>
		<item>
		<title>Il tema del giorno: Malasanità</title>
		<link>http://draganbosnjak.postilla.it/2010/05/14/il-tema-del-giorno-malasanita/</link>
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		<pubDate>Fri, 14 May 2010 08:23:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dragan Bosnjak</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Management]]></category>

		<category><![CDATA[lean thinking]]></category>

		<category><![CDATA[sanità]]></category>

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		<description><![CDATA[In questi giorni stiamo assistendo a una escalation di proteste dei cittadini delle quattro regioni del Sud - Lazio, Calabria, Campagna e Molise - per l&#8217;aumento delle tasse che dovranno pagare in virtù dei conti in rosso della sanità pubblica.
E li capisco. Anch&#8217;io protesterei per l&#8217;aumento delle tasse a causa dell&#8217;inefficienza del sistema pubblico. Ma non voglio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify">In questi giorni stiamo assistendo a una escalation di proteste dei cittadini delle quattro regioni del Sud - Lazio, Calabria, Campagna e Molise - per l&#8217;aumento delle tasse che dovranno pagare in virtù dei conti in rosso della sanità pubblica.</p>
<p style="text-align: justify">E li capisco. Anch&#8217;io protesterei per l&#8217;aumento delle tasse a causa dell&#8217;inefficienza del sistema pubblico. Ma non voglio farlo. Perché? Perché vorrei discutere con voi della situazione che ha portato a questo fatto e delle possibili soluzioni.</p>
<p style="text-align: justify">Qual è il problema? I conti in rosso, mi risponderete voi. Ma io continuo a chiedervi: Perché i conti sono in rosso? Perché le amministrazioni non erano in grado o non avevano voglia di gestire il sistema e gli ospedali.<br />
Perché non erano in grado o non avevano voglia? Non avevano voglia perché c&#8217;è tanta corruzione in giro, i medici che promuovono le loro strutture private dove possono guadagnare personalmente e offrire un servizio superlativo ai pazienti, a pagamento, spesso in nero. Negli ospedali pubblici semplicemente non sono motivati a farlo. Lì ci guadagnano la pensione del Pantalone&#8230; Questa è la prima faccia della medaglia, dove vengono tirate le colpe a destra e manca e non se ne viene fuori. Io non voglio parlare di colpe ma di possibili soluzioni&#8230; Voglio parlare qui dell&#8217;altra faccia della medaglia, quella più propositiva:</p>
<p style="text-align: justify">Perché non erano in grado? Qui comincerei con un discorso di management. Chi sono gli amministratori degli ospedali pubblici? Spesso sono o dei primari di medicina che con la loro bravura sono arrivati ad occupare quella posizione oppure si tratta di qualche politico messo lì per &#8220;volontà divina&#8221; dopo la scadenza del mandato da qualche altra parte. Cosa  accomuna queste due categorie, medici e politici? Nessuna delle due professioni impara, nel corso del proprio iter scolastico, i fondamenti della gestione dell&#8217;impresa. Sono bravissimi entrambi, non metto in dubbio la loro professionalità, nel saper curare il paziente il primo e nel&#8230; saper balbettare a vuoto&#8230; il secondo.</p>
<p style="text-align: justify">Ma nessuna di queste figure sa come organizzare il lavoro, ascoltare il cliente e trasformare le sue osservazioni in valore, attraverso le modifiche nel sistema complesso come può essere un ospedale.</p>
<p style="text-align: justify">Ad esempio, qual è la causa del ricovero di 6 settimane di un paziente (come ho sentito stamattina in radio) per eliminare i calcoli renali? E&#8217; un&#8217;operazione che richiede poche ore e il giorno dopo la persona potrebbe essere a casa a godersi il riposo in famiglia. Invece no, 6 settimane! Chi paga? Cittadini, chiaramente, con le tasse aumentate&#8230;</p>
<p style="text-align: justify">Qual è la causa dell&#8217;attesa di parecchi mesi per fare una risonanza magnetica o una TAC in qualsiasi ospedale pubblico dove lo chiedete, mentre nelle strutture private vi viene fatta, dietro a congruo pagamento, il giorno stesso?</p>
<p style="text-align: justify">Nelle strutture pubbliche si pensa soprattutto ad acquistare le macchine più moderne, le tecnologie più avanzate che poi vengono sfruttate all&#8217;1% o meno delle loro potenzialità e capacità (bravissimi quelli che riescono a venderle, non c&#8217;è che dire). Ma non è la tecnologia che risolve tutti i problemi negli ospedali. Tecnologia è solo una piccola parte dell&#8217;equazione. La grande parte dell&#8217;equazione invece è la gestione del cliente, del servizio che gli viene offerto.</p>
<p style="text-align: justify">Chi è il cliente dell&#8217;ospedale? Il paziente, naturalmente. E come viene attualmente gestito il cliente negli ospedali pubblici? Come uno straccio, direi&#8230; Buttato da tutte le parti, aspetta mesi per avere qualche servizio elementare&#8230;</p>
<p style="text-align: justify">Allora, se la sanità vuole recuperare i conti e diminuire la pressione fiscale sui cittadini delle regioni sopra menzionate, c&#8217;è una sola strada da percorrere: studiare i percorsi che un paziente deve fare negli ospedali e migliorare continuamente i vari servizi ad esso offerti. Diminuire il tempo di permanenza (lead time - tempo tra l&#8217;ingresso del paziente in ospedale per un servizio e la sua uscita dopo che il servizio gli è stato completamente fornito) negli ospedali solo se strettamente necessario, senza attese in code infinite o in elenchi chilometrici.</p>
<p style="text-align: justify">Nell&#8217;industria, questo si chiama miglioramento continuo. Vengono studiati i flussi produttivi (percorsi) per ottenere un determinato prodotto e si riducono gli sprechi in modo tale che il prodotto giunga al cliente in maniera più efficace ed efficiente possibile, con il cliente finale completamente soddisfatto del servizio che gli viene offerto.</p>
<p style="text-align: justify">Tradotto in linguaggio ospedaliero, sarebbe: il paziente che arriva in ospedale deve essere passato da un reparto all&#8217;altro senza attese, in maniera organizzata, seguendo un percorso predefinito in funzione della propria situazione, e se ha bisogno di trattamenti specialistici o analisi aggiuntive, queste vengono effettuate nella stessa giornata, per non dover tornare altre 20 volte per eseguirli. Se ha bisogno delle operazioni, si organizza il tutto in pochi giorni, si seguono durante le operazioni degli iter stabiliti delle migliori pratiche (avete letto il libro di dott. Atul Gawande: <a href="http://www.encob.net/blog/2010/04/23/risposta-al-quiz-checklist/" target="_blank">The Checklist Manifesto</a>?) raccolte nelle check list (non servono tecnologie sofisticate, un foglio di carta può salvare più vite di una macchina ipertecnologica&#8230;), e il tempo di degenza in ospedale viene ridotto al minimo indispensabile per recuperare dall&#8217;intervento subito.</p>
<p style="text-align: justify">In sostanza, bisogna gestire e organizzare gli ambienti ospedalieri in modo che il paziente (il cliente) sia completamente soddisfatto del servizio che gli viene offerto.</p>
<p style="text-align: justify">Se questo venisse fatto in tutti gli ospedali, vedreste che i conti tornerebbero in verde, e anche velocemente&#8230;</p>
<p style="text-align: justify">Vorrei darvi un esempio che questo che sto predicando è possibile, anche in Italia. Leggete <a href="http://draganbosnjak.postilla.it/2010/01/29/servizio-sanitario-nazionale-e-lean-thinking/" target="_blank">questo articolo</a> che ho pubblicato precedentemente, che parla di un ospedale a Firenze, gestita da una persona proveniente da industria e con formazione lean alle spalle.</p>
<p style="text-align: justify">In America sta iniziando la completa riforma del sistema sanitario. Noi, cosa stiamo aspettando a diventare più efficienti e occuparci meglio dei nostri pazienti?</p>
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		<title>DNA manageriale</title>
		<link>http://draganbosnjak.postilla.it/2010/05/07/dna-manageriale/</link>
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		<pubDate>Fri, 07 May 2010 08:02:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dragan Bosnjak</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Management]]></category>

		<category><![CDATA[ambiente]]></category>

		<category><![CDATA[etica]]></category>

		<category><![CDATA[gestione organizzazioni]]></category>

		<category><![CDATA[lean thinking]]></category>

		<category><![CDATA[manager]]></category>

		<category><![CDATA[rispetto delle persone]]></category>

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		<description><![CDATA[Ho letto su Professionisti24 de Il Sole 24 Ore un articolo che parla del DNA della nuova classe dirigente.
Cito qui le tre caratteristiche che - secondo questo Rapporto 2010 Generare Classe Dirigente, promosso dall&#8217;Università LUISS Guido Carli, da Fondirigenti e frutto delle attività di ricerca dell&#8217;Associazione Management Club - dovrebbe avere la nuova classe dirigente, quella [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify">Ho letto su Professionisti24 de Il Sole 24 Ore un articolo che parla del DNA della nuova classe dirigente.</p>
<p style="text-align: justify">Cito qui le tre caratteristiche che - secondo questo Rapporto 2010 Generare Classe Dirigente, promosso dall&#8217;Università LUISS Guido Carli, da Fondirigenti e frutto delle attività di ricerca dell&#8217;Associazione Management Club - dovrebbe avere la nuova classe dirigente, quella emergente dalla crisi:</p>
<blockquote><p>Il primo tratto di questa classe dirigente è la sua forte preparazione a livello di basic manageriali unita ad una altrettanto marcata conoscenza del mercato.</p>
<p>Secondo tratto del DNA della nostra classe dirigente è la centralità delle persone e la costante attenzione alla valorizzazione del know how, cui si aggiunge l&#8217;attenzione per la dimensione etica.</p>
<p>Terzo elemento fondamentale è la propensione all&#8217;innovazione come elemento fondante della leadership manageriale.</p></blockquote>
<p style="text-align: justify">Direi che sono tre caratteristiche fondamentali e che sono tutte presenti e vive nel lean thinking, pensiero snello.</p>
<p style="text-align: justify">Il lean thinking infatti si basa su rispetto delle persone, visione a lungo termine, soddisfazione dei clienti, innovazione, miglioramento continuo.</p>
<p style="text-align: justify">Il problema di questa ricerca e di queste conclusioni, però, è che si tratta di tante chiacchiere che non danno idee sulle soluzioni, sul come fare.</p>
<p style="text-align: justify">E&#8217; facile parlare di etica in teoria, ma quando vai in una azienda ciò che succede è che si fa quello che dice il padrone e tutti zitti. Oppure, quando si parla della non discriminazione (che fa sempre parte di etica&#8230;) e poi agli stadi i giocatori di colore vengono fischiati e provocati in tutti i modi&#8230;</p>
<p style="text-align: justify">E&#8217; facile parlare di basic manageriali, che si imparano nei vari corsi di management ma, quando si arriva in un&#8217;azienda, chi di questi neo-dirigenti riesce veramente a implementare ciò che ha imparato senza incontrare la resistenza di &#8220;chi lavora lì da 30 anni e ne sa di più di chiunque&#8221;?</p>
<p style="text-align: justify">E&#8217; facile parlare della valorizzazione del know-how, ma quante sono le aziende che sono veramente in grado di dirti come gestiscono e raccolgono questo know-how e in cosa ESATTAMENTE consiste? Vi ricordo che il know-how non è solo il saper fare, ma è anche saper perché viene fatto in un determinato modo e non in un altro, saper impostare le ipotesi e verificare con dati in mano se queste ipotesi vengono rispettate o meno nel mondo reale. E poi tenere traccia di tutti i fallimenti, perché sono soprattutto i fallimenti quelli che costruiscono il know-how di una azienda, e non quello che viene fatto a occhi chiusi e senza guardare le alternative.</p>
<p style="text-align: justify">E&#8217; facile parlare dell&#8217;innovazione e conoscenza dei mercati, ma vi chiedo: quante sono le aziende in Italia che veramente inventano qualcosa di nuovo, che investono nella ricerca e che usano i risultati di essa per creare prodotti e servizi con cui penetrare i mercati globali?</p>
<p style="text-align: justify">E&#8217; facile parlare del rispetto dell&#8217;ambiente, quando solo pochi giorni fa abbiamo &#8220;ammirato&#8221; <a href="http://www.encob.net/blog/2010/05/05/si-poteva-evitare/" target="_blank">l&#8217;impresa della BP</a> nel distruggere il Golfo di Messico (per dire che anche al di fuori dell&#8217;Italia non è proprio tutto rose e fiori)&#8230;</p>
<p style="text-align: justify">La soluzione è di cominciare a creare le imprese pensanti, che ragionano, che sperimentano, che falliscono, che imparano. Le imprese che applicano il lean thinking, ma non solo per ridurre i costi applicando ciecamente gli strumenti messi a disposizione (motivo per cui viene applicato questo modo di gestire nella maggioranza di aziende) ma soprattutto per far crescere la mentalità imprenditoriale e il rispetto delle persone attraverso la definizione della visione, dello stato ideale al quale si vuole arrivare in un futuro non necessariamente immediato.</p>
<p style="text-align: justify">Dando la libertà alle persone di sperimentare e sbagliare, tutti i giorni e tanto&#8230;</p>
<p style="text-align: justify">Se gestiamo le aziende in maniera tradizionale, non riusciremo mai a riscontrare le caratteristiche elencate in questo Rapporto. C&#8217;è bisogno del cambiamento. E anche presto&#8230;</p>
<p style="text-align: justify">Mi piacerebbe sentire le vostre osservazioni su questa mia riflessione, magari un pò provocatoria, ma che secondo me rispetta parecchio la realtà nelle imprese italiane&#8230;</p>
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		<title>E&#8217; proprio così difficile fare impresa?</title>
		<link>http://draganbosnjak.postilla.it/2010/04/15/e-proprio-cosi-difficile-fare-impresa/</link>
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		<pubDate>Thu, 15 Apr 2010 11:57:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dragan Bosnjak</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Finanziamenti agevolati]]></category>

		<category><![CDATA[Management]]></category>

		<category><![CDATA[burocrazia]]></category>

		<category><![CDATA[finanziamenti startup]]></category>

		<category><![CDATA[Impresa]]></category>

		<category><![CDATA[inghilterra]]></category>

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		<description><![CDATA[Mi sono imbattuto stamattina in un articolo su Il Sole 24 Ore che parla di un imprenditore veronese di successo, a Londra&#8230;
Riporto alcuni passaggi dell&#8217;articolo che vorrei commentare:
È l&#8217;estate del 2004. C&#8217;è un bel sole quel giorno. Cristian si guarda attorno folgorato da ricordi d&#8217;infanzia, vorrebbe un gelato. Il desiderio si trasforma in idea d&#8217;impresa. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify">Mi sono imbattuto stamattina in un articolo su Il Sole 24 Ore che parla di un <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Italia/2010/04/cristian-oddono-gelati.shtml?uuid=91953d74-486c-11df-8440-2fb949fb580c&amp;DocRulesView=Libero" target="_blank">imprenditore veronese di successo, a Londra</a>&#8230;</p>
<p style="text-align: justify">Riporto alcuni passaggi dell&#8217;articolo che vorrei commentare:</p>
<blockquote><p>È l&#8217;estate del 2004. C&#8217;è un bel sole quel giorno. Cristian si guarda attorno folgorato da ricordi d&#8217;infanzia, vorrebbe un gelato. Il desiderio si trasforma in idea d&#8217;impresa. Crea così la &#8220;Oddon&#8217;s Gelati italiani&#8221;. Una Ltd (che è l&#8217;equivalente di una Srl). Racconta agli amici italiani: «Ho creato l&#8217;azienda su internet, in mezz&#8217;ora, spendendo 50 sterline e con una sterlina di capitale». In tre giorni arrivano i documenti, il quarto giorno la gelateria è aperta.</p>
<p>Non solo, la Oddon&#8217;s viene sostenuta dal Businesslink, un ente creato dal Governo britannico per sostenere le start-up, che gli ha offerto consulenza all&#8217;inizio e ogni sei mesi (come a tutte le giovani imprese) un business check-up, un contabile o un consulente legale. Tutto gratis.<br />
A distanza di sei anni dall&#8217;apertura del primo negozio, la Oddon&#8217;s conta 15 punti vendita. Nel 2007 vince il premio come migliore gelateria del Regno Unito.</p>
<p>Il motto delle sue gelaterie è «la vita è troppo breve per mangiare un cattivo gelato».</p>
<p>Quando racconta ai suoi amici italiani di aver ricevuto in dieci giorni il rimborso dell&#8217;Iva per gli investimenti fatti, tutti saltano sulla sedia e laconicamente si chiedono perchè in Italia tutto questo non sia possibile.</p></blockquote>
<p style="text-align: justify">Avevo raccontato nel <a href="http://draganbosnjak.postilla.it/2010/03/05/responsabilita-sociale/" target="_blank">mio articolo precedente</a> che in Italia ci vorrebbe una scuola di imprenditoria, un sostegno ai giovani imprenditori che iniziano il loro percorso e non hanno grossa esperienza nel farlo. Avrete sicuramente notato nel testo di sopra del come il Governo Britannico sostiene le nuove imprese? Secondo voi in Italia non è possibile? Certo che lo è, ma nessuno ha interesse a farlo&#8230;</p>
<p style="text-align: justify">In Italia sul mercato deve sopravvivere chi è più furbo (e/o chi ha più collegamenti di dubbia provenienza e/o chi è figlio di papà&#8230;) del suo vicino a fregare più persone possibili. Non chi, messo nelle condizioni giuste, sia in grado di creare imprese di successo.</p>
<p style="text-align: justify">E qui non parlo neanche della burocrazia di apertura di un&#8217;impresa o cose simili, parlo solo della democrazia, del dare la stessa possibilità a tutti. Poi chi è bravo emergerà, chi non lo è chiuderà.</p>
<p style="text-align: justify">Ma intanto tutti hanno fatto la loro scuola e hanno capito di essere o non essere portati per fare gli imprenditori. E hanno potuto fare una scelta consapevole (con un giudizio oggettivo e concreto di un ente terzo&#8230;) su cosa avrebbero potuto fare nella loro vita.</p>
<p style="text-align: justify">Perché in Italia non esiste un ente come Businesslink finanziata dallo Stato? Anche se si chiama Postilla o in un qualsiasi modo simile, se fornisce al giovane imprenditore una strada democratica per emergere, secondo me, ne varrebbe la pena&#8230; Anche e soprattutto per la salute del tessuto imprenditoriale dello Stato.</p>
<p style="text-align: justify">Impariamo ragazzi, impariamo da questa esperienza&#8230;</p>
<p style="text-align: justify">La risposta alla domanda del titolo: Sì, purtroppo&#8230; <img src='http://draganbosnjak.postilla.it/wp-includes/images/smilies/icon_sad.gif' alt=':(' class='wp-smiley' title="E proprio così difficile fare impresa?" /> </p>
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		<item>
		<title>D. Lgs. 104/2010: il nuovo sistema pensionistico!</title>
		<link>http://draganbosnjak.postilla.it/2010/04/01/d-lgs-1042010-il-nuovo-sistema-pensionistico/</link>
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		<pubDate>Thu, 01 Apr 2010 08:45:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dragan Bosnjak</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Management]]></category>

		<category><![CDATA[Risorse umane]]></category>

		<category><![CDATA[lean thinking]]></category>

		<category><![CDATA[nuovo sistema previdenziale]]></category>

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		<description><![CDATA[Siamo davanti ad una svolta epocale!
Oggi, il Governo ha approvato il nuovo Decreto Legislativo (n. 104 del 01 aprile 2010) in cui cambia completamente la struttura del sistema pensionistico in Italia. Il Decreto entrerà in vigore dopo 15 giorni dalla data di pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.
Non più a 65 anni o con 40 anni di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify">Siamo davanti ad una svolta epocale!</p>
<p style="text-align: justify">Oggi, il Governo ha approvato il nuovo Decreto Legislativo (n. 104 del 01 aprile 2010) in cui cambia completamente la struttura del sistema pensionistico in Italia. Il Decreto entrerà in vigore dopo 15 giorni dalla data di pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.</p>
<p style="text-align: justify">Non più a 65 anni o con 40 anni di contributi, ma si potrà andare in pensione anche con soli 25 anni di contributi!</p>
<p style="text-align: justify">&#8220;Questo cambiamento è stato reso possibile&#8221;, dice il portavoce del Governo, &#8220;dopo una attenta analisi dei conti dell&#8217;INPS, durante la quale si è scoperto un &#8220;buco&#8221; in positivo che permette una gestione delle pensioni più tranquilla nei decenni a venire&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify">&#8220;Inoltre&#8221;, aggiunge il comunicato, &#8220;l&#8217;ammontare della pensione sarà il 100% dell&#8217;ultimo salario percepito da dipendenti&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify">Cosa possiamo dire di questo nuovo Decreto?</p>
<p style="text-align: justify">Direi che la prima cosa da sottolineare è quella di dire che la gestione dei soldi pubblici fino a questo momento è stata un disastro. Come è possibile che c&#8217;erano questi fondi nascosti da qualche parte e che nessuno se ne era accorto?</p>
<p style="text-align: justify">Ci vogliono procedure ben precise, il popolo ha bisogno di sapere dove finiscono i soldi che mese dopo mese paga in contributi previdenziali. Chissà se anche in altre istituzioni governative ci sono situazioni analoghe, con chissà quanti soldi sepolti in qualche magazzino nascosto.</p>
<p style="text-align: justify">Il lean thinking insegna che la trasparenza e condivisione è il fondamento della gestione di una impresa. Magari anche il Governo avesse avuto queste caratteristiche negli anni in cui questi soldi venivano messi da parte. Oggi saremo stati tutti molto più contenti.</p>
<p style="text-align: justify">Meno male che finalmente si sono svegliati e hanno deciso di fare qualcosa di positivo per i cittadini dopo anni di tasse e continuo prendere senza mai dare!</p>
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		</item>
		<item>
		<title>Risultati sondaggio soddisfazione sul lavoro</title>
		<link>http://draganbosnjak.postilla.it/2010/03/26/risultati-sondaggio-soddisfazione-sul-lavoro/</link>
		<comments>http://draganbosnjak.postilla.it/2010/03/26/risultati-sondaggio-soddisfazione-sul-lavoro/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 26 Mar 2010 12:23:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dragan Bosnjak</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Impresa]]></category>

		<category><![CDATA[Management]]></category>

		<category><![CDATA[soddisfazione clienti]]></category>

		<category><![CDATA[sondaggio]]></category>

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		<description><![CDATA[Settimana scorsa vi avevo chiesto di compilare il sondaggio per la soddisfazione sul lavoro.
Prima di tutto, vorrei ringraziare tutti quelli che si sono presi due minutini di tempo per compilarlo.
Questa settimana ho pubblicato i risultati di questo sondaggio.
Andate a dare un&#8217;occhiata e ditemi i vostri commenti.
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Settimana scorsa vi avevo chiesto di compilare il sondaggio per la soddisfazione sul lavoro.</p>
<p>Prima di tutto, vorrei ringraziare tutti quelli che si sono presi due minutini di tempo per compilarlo.</p>
<p>Questa settimana <a href="http://www.encob.net/blog/2010/03/25/risultati-sondaggio-soddisfazione-sul-lavoro/" target="_blank">ho pubblicato i risultati di questo sondaggio</a>.</p>
<p>Andate a dare un&#8217;occhiata e ditemi i vostri commenti.</p>
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		<title>Sondaggio: quanto siete soddisfatti sul lavoro?</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Mar 2010 09:40:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dragan Bosnjak</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Management]]></category>

		<category><![CDATA[cultura aziendale]]></category>

		<category><![CDATA[sondaggio]]></category>

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		<description><![CDATA[In questo articolo volevo indirizzarvi a prendere due minuti del vostro tempo e a rispondere ad un breve sondaggio anonimo che ho posto sul mio blog (volevo farlo qui ma per motivi tecnici non mi è stato possibile&#8230;).
I risultati del sondaggio saranno pubblicati sia qui che sul mio blog e l&#8217;intenzione è quella di capire [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify">In questo articolo volevo indirizzarvi a prendere due minuti del vostro tempo e a rispondere ad un breve <a href="http://www.encob.net/blog/2010/03/16/sondaggio-soddisfazione-sul-lavoro/" target="_blank">sondaggio</a> anonimo che ho posto sul mio blog (volevo farlo qui ma per motivi tecnici non mi è stato possibile&#8230;).</p>
<p style="text-align: justify">I risultati del sondaggio saranno pubblicati sia qui che sul mio blog e l&#8217;intenzione è quella di capire la cultura dell&#8217;organizzazione e di quanto questa influisce sulla vostra soddisfazione sul lavoro.</p>
<p style="text-align: justify">Sono solo 5 domande con risposta Sì/No. Molto breve, molto veloce, molto lean.</p>
<p style="text-align: justify">Vi ringrazio in anticipo per il tempo che andrete a dedicare alla compilazione.</p>
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